Conosco Annagemma dal 2000 e per questo potremmo dire che la nostra è un’amicizia millenial. Nel momento in cui mi sono affacciato, per la prima volta in veste professionale, al mondo dei matrimoni, ho avuto il piacere e la fortuna di conoscerla e di muovere con lei i primi passi in un ambito che per me, architetto era nuovo, mescolando la mia attitudine al progetto scenografico alla sua visione creativa dell’alta moda applicata alla sposa.

Ci incontriamo nel suo atelier, un luogo che fa sentire bene, dove i pavimenti in legno scricchiolano quando ci cammini e gli stucchi dei soffitti ti guardano sorridenti. Come sempre rimango affascinato dai tessuti che compongono il “dizionario tessile” creato da Annagemma.

La tua storia professionale si intreccia con la storia della moda degli ultimi 25 anni, mi ha sempre affascinato sentirla raccontare e sono sicuro che sarà un piacere per tutti, leggerla anche qui… Sin da piccola sognavo abiti leggeri, gonne ampissime e il fruscio di tessuti preziosi. Dopo gli studi artistici, gli studi in Marangoni, una delle scuole di Moda più conosciute nel mondo, decisi che non mi bastava, volevo crescere, volevo studiare ancora ma volevo farlo vicino ai Grandi dell’Alta Moda. Volevo Imparare a creare e a progettare un abito, così come si progetta un oggetto di design. Il mio sogno di allora era una scuola …per me inarrivabile per diversi motivi, non ultimo per la fee d’ammissione: volevo frequentare la Domus Academy dove a quell’epoca, era Direttore Gianfranco Ferrè, il mio MITO. Il primo anno non venni ammessa, ma l’anno seguente, dopo aver accumulato esperienze lavorative di buon livello, nel campo della moda, riprovai e venni ammessa.

Domus Academy in quegli anni era una fucina di talenti, tutti i più grandi designer e stilisti davano il loro contributo e insegnavano a noi cuccioli della moda e del design internazionale: da Romeo Gigli ad Issey Miyake, da Laura Biagiotti ad Anna Piaggi, da Francesco Morace Pierre Restany, da Gae Aulenti ad Ettore Sottsass, da Alessandro Mendini a Giancarlo Giammetti e altri ancora sempre presenti nei miei percorsi progettuali. Nel corso dell’anno accademico che stavo frequentando, Gianfranco Ferrè era diventato Direttore Creativo di Maison Dior, un evento che cambio’ il passo dell’Alta Moda Italiana e Francese. Per Dior, Ferrè progettò collezioni davvero irraggiungibili, ed io ero lì, io c’ero.

Imparai a progettare la moda in modo scientifico, rigoroso, progettuale e creativo. Per Dior arrivai a progettare una delle borse più amate dalle donne l’iconica ‘Lady D’. Nel 1991 Venni selezionata tra molti aspiranti couturiere, come talento emergente per debuttare nelle passerelle romane dell’Alta Moda. Ebbi la fortuna di collaborare con Roberto Capucci, di studiare il suo archivio immenso, di sentire il fruscio di quegli abiti scultorei che avevo sempre immaginato e disegnato.

Centinaia e centinai di fogli bianchi dove prendevano forma i miei sogni di bambina. Poi arrivò la famiglia e, nel 1993, il mio Atelier dedicato alla sposa e alla sperimentazione sartoriale di pezzi unici da giorno e da sera. Da allora ho disegnato abiti unici, un abito ad ogni donna, un racconto diverso per la diversità e la complessità di ognuna di noi, unito all’Alta Sartoria che negli anni ho imparato a conoscere, rispettare ed amare!

Poi, come a volte succede “se nella vita la semina è stata buona il raccolto sarà ancor migliore”, sono diventata Direttore in Domus Academy, Direttore del Master della Maison Valentino a Roma e poi ancora Direttore della Start up di Maison Schiaparelli a Parigi con Chritian Lacroix . Un evento che mi ha aperto un mondo nel quale, con “Schiap, il Fucsia e Puf Puf”, tutti i miei sogni si sono avverati.

Il tuo racconto diventa ancora più prezioso perché si arricchisce del tuo punto di vista personale e di quella che è la tua filosofia della moda e vorrei che tu ne condividessi l’essenza. Ogni giorno è un giorno nuovo, si impara dagli errori e si impara dai successi. Si impara mettendosi a confronto con le persone che stimi ma anche con quelle che ti piacciono meno, si impara lavorando in staff, si impara insegnando ai giovani, si cresce sempre, se così’ si decide di vivere. Ecco, la mia filosofia di vita è tutta qui, e amando perdutamente la mia professione, la mia vita é un tutt’uno con il mio lavoro. Se mi capita di viaggiare osservo,  e nel mio cervello ci sono tanti piccoli file dove archivio emozioni, colori, forme attitudini, profumi, classifico e faccio tesoro di tutto quello che incontro. Per me la moda è rigore, bellezza, preparazione, sintesi di un periodo, sintesi, ma anche racconto allo stesso tempo.Abbiamo condiviso la gioia di poter collaborare a diversi matrimoni, ogni volta ispirazioni, temi e suggestioni che si abbracciano per raccontare una storia nuova. Se dovessi ricordarne uno in particolare, quale sarebbe?

E’ verissimo, negli anni abbiamo condiviso collaborazioni a diversi matrimoni ed evento dopo evento, abbiamo avuto modo di crescere nel rispetto delle nostre diverse professioni che nell’evento matrimonio più che mai possono essere complementari. Saper creare una perfetta armonia tra la regia  del matrimonio e lo studio stilistico della sposa e del suo seguito, è qualcosa che, negli anni, abbiamo ricercato e abbiamo raggiunto insieme. Ricordo un matrimonio dove persino l’amato Yorkshire della sposa era coordinato con lo stile del matrimonio…ricordo ancora i complimenti che la sposa ricevette durante la funzione religiosa per l’eleganza e il senso della misura del suo abito. “Finalmente una sposa, sposa!” questa l’esclamazione che addirittura il sacerdote si sentì in dovere di fare.

Dai ricordi passiamo ora ai progetti, hai ideato un modo nuovo di seguire le spose, che permette a chiunque, ovunque sia, di accedere al magico mondo del pezzo unico realizzato a mano e su misura. Come funziona?

Il progetto Sposa 2.0 è nato per superare me stessa, per riportare positività e “il sogno dell’abito”, in un momento in cui si parla solo di pandemia. Facendo tesoro di quanto ho impostato e sperimentato durante la Direzione di Maison Schiaparelli ho messo in atto la metodologia della creazione a distanza impostata con tutte le Celebrities che, per un motivo o per un altro, non potevano raggiugere la Maison a Parigi. I Red Carpet erano sempre lontani e le Star… sempre occupate, e così creai un sistema a distanza per creare su misura abiti stupendi…Ed ecco come funziona il progetto Sposa 2.0 – Oggi più che mai le distanze tra le persone vengono colmate con tutti gli strumenti digitali a nostra disposizione, e grazie a queste opportunità siamo tutti molto più vicini, anche se lontani. SPOSA 2.0 nasce e si sviluppa attraverso video call, alle quale potranno partecipare la mamma, le amiche della sposa da remoto, il Wedding Planner della sposa ed io collegata in zoom dal mio Atelier milanese. La scelta degli abiti e la progettazione dell’abito finale vengono fatte tramite video call, come la presa delle misure, mentre il primo fitting della tela e quello successivo vengono effettuati in presenza, se possibile. Siamo certamente in grado di creare un abito a distanza perfetto e sulle misure della sposa. Competenza è il nostro primo valore, unito alla sostenibilità e all’Upcycling dell’abito stesso.

É un progetto davvero bello perché hai saputo coniugare tutti i vantaggi della comunicazione online al fascino dei materiali preziosi e dei bozzetti realizzati a mano che la sposa riceve comunque a casa. Prima di salutarti due domande più personali e meno professionali… qual è il tuo ideale di vita e qual è il tuo luogo del cuore? il mio ideale di vita oggi?  Vedere la realizzazione personale e lavorativa dei miei tre figli, avere dei nipotini… e poter creare per le mie amate spose e clienti in un Atelier fronte mare… Il mio luogo del cuore è Taormina, dove sono cresciuta e dove ho imparato, già da adolescente, ad amare l’infinito, dove la linea blu del cielo si perde nella linea blu del mare.

Articolo a cura di Angelo Garini

Architect & Emotion Designer

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