Quando ho pensato ad un articolo sull’innovazione e lo sviluppo per i fabbricati, ho collegato subito un nome: Montanari. Un’azienda importante nel campo dell’edilizia che ha voluto a tutti i costi confrontarsi con i progetti che oggi sono esigenze di mercato, nell’affidabilità dei materiali, nell’innovazione dei sistemi di costruzione.

Ma partiamo all’inizio: l’azienda è stata fondata nel 1953 da Luigi Montanari, un uomo con una grande esperienza nel settore dopo anni di pratica. Crea la sua azienda guidato dalla passione per le cose fatte bene, costruisce con devozione ogni suo fabbricato trasmettendo a suo figlio il carattere dell’impresa. Quando subentra Enrico nel 1987 assume la guida dell’azienda ma in modo graduale, lasciandosi plasmare da chi quel mestiere lo ha fatto molto prima di lui. Una volta acquisite le competenze si getta in quello che diventerà il suo tratto distintivo, riassunto poi in una frase, che i fidentini usano dire, ovvero: “Se acquisti una casa da Montanari sei a posto tutta la vita”. Un detto, certo, ma che, come tutti sappiamo, ha sempre molta verità. L’azienda cresce e cerca di seguire l’innovazione, le nuove tecnologie ecosostenibili per stare al passo con i tempi ma che non siano da meno con il confronto del mercato estero.  

Nasce il progetto della “Casa sul parco”, un edificio con standard di abitabilità elevatissimi, tecnologia all’avanguardia e un’architettura con un gusto finissimo in un design moderno. Con la sua qualità ha emissioni zero stabilite dalla “Road Map” di Parigi del 2050, riguardo le prestazioni energetiche e la vivibilità in termini di confort abitativo. È un edificio condominiale composto da 10 residenze; la loro particolarità è di essere ognuna unica ed originale. Viene definita “Casa Passiva” con consumi di energia quasi zero. In una zona sismica la costruzione necessita di un impianto antisismico di altissimo livello.

Oggi si deve pensare necessariamente con termini di imprese innovative al passo con quella rivoluzione che dovrà cambiare il mondo. Impegno che dovranno assumersi molti costruttori e che Montanari mi dice battendo i pugni sul tavolo, perché crede profondamente al sostegno dell’eco-compatibilità, agli incentivi da parte dello stato per acquistare case create con l’idea di sviluppo moderno. Le basi dell’edilizia non vanno mai dimenticate ma solo modificate con un cambiamento culturale per la crescita delle aziende. l’Italia deve ripartire con queste basi per favorire un’ottica di ripresa che non ha paura di confrontarsi con l’Europa.

Mi permetto di dire che non c’è nulla come il lavoro che può cambiare il mondo, bisogna saper amministrare, diventare leader dei propri collaboratori per tracciare un modello di impresa professionale, organizzata, dove si progetta con la qualità per la vita e per l’ambiente. I tempi sono maturi, mi dice Enrico, per credere “nel meglio”, ottimizzare l’impegno, le risorse per le potenzialità di un nuovo progetto. Investire sui talenti, giovani che hanno voglia di mettersi in gioco, assumere e preparare le basi di quelli che saranno i futuri geometri ed ingegneri con competenze nel capo della costruzione, ma oggi più che mai del digitale, perché costruire è in evoluzione costante con programmi che richiedono competenze digitali che si trasformeranno in un fabbricato con tecnologie avanzate, semplificazione della vita pratica e un occhio ai consumi.

Per questo mi soffermo sulla “digital transformation” perché sarà l’attività tecnologica che accompagnerà le nuove generazioni. Sono fattori abilitanti per l’evoluzione delle aziende in tutti i settori. I miei occhi cadono sullo schermo che fa scorrere le immagini della nuova costruzione a cui Montanari ha dato il nome: “Il giardino delle gemme”, un nuovo quartiere formato da tre edifici con un design moderno che si integra perfettamente al verde circostante. Costruiti con altissimi standard qualitativi, saranno certificati da: “Active House Institute Italia” e “Passive House Institute Italia”, una garanzia per chi acquisterà perché è un immobile che non perderà valore negli anni, essendo un modello costruito con direttive europee per il 2050. Un’ulteriore certificazione sarà quella nZEB (Nearly Zero Energy Building), per i fabbricati con consumo di energia pari o quasi a zero.

Sono veramente colpita dalla visione di un uomo che ha creduto nell’intuizione che quando le cose diventano difficili è ora di sperimentare del nuovo, focalizzare le energie sui progetti e come dice Enrico: “Avere una compagna di vita che condivide con te tutto questo”, nel suo lavoro e nel suo silenzio è stimolo per credere ancor di più nel futuro di un’azienda che vuole puntare in alto nella qualità.

A cura di Antonella Malizia

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